lunedì, 26 giugno 2006


Romanzo Criminale? Film criminale!

Partendo dall'omonimo (e interessante) romanzo del magistrato Giancarlo De Cataldo, Michele Placido dirige questo adattamento cinematografico nel peggiore dei modi possibili.
Partiamo dall'inizio, ci si inventa che questi "regazzini della mala romana" si conoscono fin da piccoli, cosa che nel libro non è vera, anzi l'inizio del libro è molto cinematografico, perchè non utilizzarlo così com'è?
Poi le parti che hanno come sfondo eventi storici dell'italia sono realizzate con piani sequenza musicali, abusati anche per raccontare lo svolgersi degli eventi nel corso della pellicola.
La recitazione è scarsa, Accorsi pessimo e fuori parte, qualità da fiction televisiva della peggior specie ("La squadra"?).
Evitabile, lungo, inconcludente e pachciano, perde lo spirito del libro in toto per lasciarci un abbozzo superficiale di quel che poteva essere un film sulla banda della Magliana.
E ha vinto anche dei premi!!! Che c'entri La Piovra? Molto, molto male, Placido!
postato da: henryz alle ore 11:40 | Permalink | commenti (3)
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domenica, 04 giugno 2006


Il Codice Da Vinci: il mistero del mistero misterioso.

Premesso che gli ultimi lavori di Ron Howard mi sono piaciuti molto, specie A Beautiful Mind e Cinderella Man.
Premesso che, partendo dal soggetto di quel libro patocco di  Dan Brown e decidendo di seguirlo alla lettera, era difficile fare di più.
Premesso che il doppiaggio italiano ha un nonsochè di ridicolo nel conservare gli accenti stranieri dando l'impressione di un Tom Hanks italiano.
Premesso che non capisco come si possano prendere sul serio le cose raccontate da questo libro e non considerarlo come tale, ovvero fiction.
Premesso tutto ciò parliamo del FILM e non del libro, la storia tanto la sanno tutti: basti pensare ai 60 milioni di copie vendute per questo thriller banaluccio ma furbissimo, capace di creare scandalo per vertià (mooolto) supposte (in realtà palesi mistificazioni), e di sollevare polveroni d'opinione.
Il film ha un cast d'eccezione, nella pura tradizione del kolossal hollywoodiano, ma brillano soltanto le interpretazioni di Paul Bettany che incarna perfettamente l'inquetante albino SIlas, e Ian McKellen, che ben sostiene il ruolo del ricco storico inglese Leigh Teabing.
Tom Hanks è buttato alle ortiche, monoespressivo, intrappolato in un personaggio privo di carisma; metterci un Ben Affleck qualunque sarebbe stato lo stesso.
Audrey Tautou invece "fa flanella", sta in tutto il film coi suoi occhioni sbarrati in preda degli eventi che le crollano addosso, ma che in fondo non sembrano turbarla più di tanto.
Resta Jean Renò che fa il suo compitino, complice il suo ruolo "telefonato" nel libro (dalla descrizione di Bezu Fache avevo pensato a Renò, e il libro l'ho letto 2 anni fa!).
Nonostante tutto il film è una valida ricostruzione del romanzo, in particolare per quanto riguarda la vicenda principale...la parte riguardo al passato del nonno di Sophie nonchè quella dell'incontro tra Silas e Aringarosa sono ridotte ai minimi termini.
La cosa davvero brutta sono le ricostruzioni "pseudostoriche",(durante il racconto dei supposti insabbiamenti ecclesiastici) che fanno venire in mente i servizi/documentari de "la macchina del tempo" o "sfera".
Spezzando una lancia a favore del film, ho trovato il finale molto più bello rispetto al libro: grazie alle immagini e al montaggio si crea senza dubbio più pathos e tensione nel descrivere il gesto di Langdon, a differenza delle scarne righe mal imbastite da Brown.
Ron ti stimo lo stesso, ma riprova con un soggetto milgiore!
Da vedere solo se vi ha appassionato il romanzo, altrimenti evitabilissimo.
postato da: henryz alle ore 12:21 | Permalink | commenti (4)
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lunedì, 01 maggio 2006


I SAW (l'enigmista) that movie. E, sì, è brutto.


Ci sono dei film che non vale la pena vedere: mi riferisco a Saw - L'enigmista che inscena la solita tiritera del serial killer che ti pone un enigma-adventure-game-punta-e-clicca stile Myst ma molto più macabro; di fatto se perdi muori in un modo atroce.
Niente di nuovo sotto il sole, solo che l'avventura (a tratti veramente schifosa) punta più al raccapriccio che all'ingegno e alla suspance: in poche parole se vi piace il genere, lasciate perdere questo e rivedetevi Seven.
Già perchè Saw l'enigmista fa a pugni con qualsiasi tipo di logica a partire (sì, vi svelo il finale, occhio) dall'assassino che è un poveraccio malato di tumore che vuole portare la gente ad avere rispetto per la propria vita (e come? AMMAZZANDOLA o facendole compiere atti atroci come unica via di salvezza? cioè che cosa si fuma lo sceneggiatore?), fino ad arrivare alle foto scattate in cui si inquadra il (falso) presunto enigmista, al personaggio del poliziotto inutile che impazzisce e diventa una specie di maniaco dell'enigmista, al medico e al fotografo con i piedi da mozzare e a tutto il resto...
Tanta carne al fuoco, tanta carne maciullata in maniera complicata e inefficace, per compiacere il pagliaccetto di cartapesta con voce modificata che nella sua malattia sguazza nel mettere in disgrazia chi sta "bene" ma "non rispetta la vita".
Non aggiungo altro, una sola parola: BRUTTO.
Anzi una cosa l'aggiungo: non penso che vedrò il seguito (SAW 2 - La soluzione dell'enigma) ma penso proprio che la trama sarà questa: una pesona è incatenata a una sedia ed è costretta a guardare SAW- L'enigmista per intero...
Il vero enigma è il successo che ha avuto  questo film(accio).

postato da: henryz alle ore 13:49 | Permalink | commenti (7)
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venerdì, 06 gennaio 2006

Le Cronache di Narnia: La storia infinitesima

Tra i "simpatici" filmacci di questo Natale "brilla" (e il che è tutto dire sugli altri) il primo (ahimè) capitolo de "Le cronache Narnia" tratta dall'omonima saga (mentale?) fantasy di C.S. Lewis.
Ricordando che Narnia non è (almeno non sembra...) l'omonima cittadella umbra, si incomincia col dire che i protagonisti sono quattro bambini, fratelli, sfollati dalla seconda guerra mondiale nella casa di un benestante bizzarro professore. Nel giocare a nascondino, la più piccola trova in un armadio pieno di pellicce, un "portale" (no, non è Essere John Malchovich, non pensateci nemmeno!!) che le permette di accedere in un mondo "fantastico", ossia Narnia, dove fa amicizia con un (a mio avviso inquietante) fauno. Dopo la legittima incredulià iniziale, la piccola convince i suoi fratelli a seguirla; lì i tre verranno coinvolti nella solita eterna lotta tra il bene e il male, avverando la solita profezia dello/gli straniero/i catapultato/i nel mondo sconosciuto dove il popolo soggiogato lo/li attendeva da eoni per la riscossa.
A capeggiare la rivolta c'è Aslan, un Re Leone (sic!) doppiato in modo incosapevolmente spassoso da Omar Sharif, il quale gli conferisce un accento a metà strada tra il rumeno, il siciliano e il piemontese.
Tra animali digitali fittizi e veri bambini che malamente vestono i panni dell'eroe fantasy, l'unica intepretazione che vale qualcosa è quella della carismatica Tilda Swinton che incarna perfettamente l'algida Strega Bianca.

Più commerciale di Harry Potter e molto meno divertente di Lemony Snickett, l'opera diretta da Adamson resta un filmetto giocattolo per bambini, nonostante la volontà di trasporre una saga letteraria fantasy (cosa che va tanto di moda nell'era post-lordoftherings).

Ma anche come film per bambini non brilla di certo, e sapere che è un "primo capitolo" devo dire che sconforta alquanto...Fa rimpiangere "La Storia Infinita", lasciandoci solo una storiella da nulla, "infinitesima" per l'appunto.

postato da: henryz alle ore 11:30 | Permalink | commenti (4)
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venerdì, 22 luglio 2005

Closer: il quadrangolo no!

Non ce n'è, bisogna fare scandalo per avere successo, è una legge di mercato ormai. Anzi la cosa è più sottile se vogliamo, perchè non è dello scandalo VERO quello grasso e sudicio, quello veramente scandaloso, che si dissetano i media, bensì del chiacchiericcio pre e post pellicola.

Veniamo al dunque e non perdiamoci in logorroiche questioni teoretiche: cos'ha di brutto questo Closer? E' ben più facile chiedersi la domanda complementare: cos'ha di bello questo film? Forse i nomi altisonanti hollywoodiani: Natalie Portman (che con quel visino da bambolina sta nei panni di una spogliarellista come Bud Spencer starebbe nei panni di un agile trapezista), Julia Roberts (che una volta tanto è azzeccata nel ruolo della stronzetta snob sofisticata artistoide), Jude Law e Clive Owen (sui quali non perdo nenache tempo a pensare una possibile critica). Per il resto di bello non c'è nulla.

Il regista Mike Nichols, lontano anni luce dai fasti de Il Laureato, vuole dare uno spaccato dei tempi nostri (ed è comunque ben lontano dal leggero ma lucido ritratto degli anni 80 fatto dal medesimo in Una donna in carriera) mostrando le difficoltà d'amare in un  a dir poco improbabile quadrangolo amoroso (ci mancavano le storie omosex tra i protagonisti dello stesso sesso e tutti si sarebbero girati tutti...ah tra l'altro era un'ottima idea, fare più scandalo, più chiacchiericcio, più botteghino).

Sì perchè il nostro caro Nichols si dedica a un artificio ormai in voga nella hollywood odierna: il sesso parlato (niente battute da caserma sul sesso orale, please). Per "sesso parlato" intendo il voler scandalizzare parlando di sesso, ma mai mostrando nulla: scandalo ammantato di puritanesimo o viceversa? Secondo quale morale un film in cui si descrivono a parole esplicite scene e fantasie sessuali molto forti è arte e un film che le mostra in video esplicitamente è pornografia?

Non fraintendetemi, non faccio moralismo ( a differenza di Nichols che non ha il coraggio di far vedere ciò di cui parla) dico solo che non basta aver fatto Il Laureato (va bene, ok, respect!) per spacciarci come artistico o profondo questo filmetto.

Sulla trama non mi soffermo nemmeno, uno scambio di coppie causa-eventi-attrazioni-innamoramenti-rotture, che si dilata nel tempo..i dialoghi del film sono stantìì e piatti (a parte tre o quattro occasioni in cui ricordo di aveer pensato "questo scambio di battute è intelligente"), scena cult la chat porno in cui Jude Law si spaccia per Julia Roberts e fa incontrare alla malcapitata un allupatissimo Clive Owen. Il finale veramente senza senso infila un colpo di scena a tutti i costi che non vado a raccontare adagiandosi di nuovo sulla (bella, ma abusata) The Blower's Daughter di Damien RIce.

Il film qua e là lancia appigli per vederci qualcosa dentro, ma se si gratta sotto la superficie, si vede l'artificio, si colgono il vuoto e la maniera della pellicola concludendo che la medesima ha la profondità e la sensibilità di una "sveltina" raccontata al bar.

Inutile e pretenzioso, provaci ancora Nichols (ma pensaci bene prima!).

postato da: henryz alle ore 17:51 | Permalink | commenti (1)
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lunedì, 23 maggio 2005

I due protagonisti

Sideways: idiota e più idiota.

Il regista Alexander Payne, che già ci aveva abituato al tedio pseudo-arty-cinefilo con Election e About Schmidt (quest'ultimo forse l'unico film con Jack Nicholson in cui Jack non fa Jack Nicholson, ed evidentemente non è un pregio) se ne esce con questo inutile Sideways, che fa rivalutare le sue precedenti opere.

Un sommelier dell'inutile senza dubbio: riesce a snocciolare tutto il vuoto di una storia piatta piatta, una regia onesta, ma per nulla particolare e delle gag in stile "Franco e Ciccio" californiani, proprio come il sommelier della rubrica Gusto del TG5 va ad esaltare i fantasiosi retrogusti di "mandorla tostata al sole di Sicilia" o di "peperone giallo maturo e mele cotogne della campagna Senese" raccomandando l'accompagnamento del piatto con "pernice tartufata della bassa padana".

Ma di che cosa parla questo Sideways? Allora la trama è presto riassunta, e se non volete avere anticipazioni non leggete oltre:  Jack (Thomas Haden Church, inguardabile), un attore di fiction sfigato ormai ridotto a fare gli spot radiofonici, decide di spostarsi con la sua benestante fidanzata. Egli invece di farsi un classico addio al celibato come Dio comanda, accoglie la proposta di fare un viaggetto alcoolico-glofistico con il suo migliore amico ancora più sfigato, Miles (Paul Gimatti, bravo), solo, divorziato, scrittore fallito in attesa di pubblicazione e professore delle scuole medie privo di passione per l'insegnamento, ma soprattutto appasisonato di vino. L'idea di Miles è di fare con il suo amico prossimo al grande passo un tour enologico della California portandolo ad assaggiare i migliori vini del circondario; Jack al contrario dovrebbe insegnare a Miles a giocare a golf. Per la cronaca, Jack di vino non ci capisce un accidenti e non glie ne importa nulla.

Subito si scopre che il vero intento di Jack è trombare, basta che sia femmina e che respiri per lui va bene, quelle che gli passano d'innanzi se le farebbe tutte, dalla più bella alla più ciornia. Si prodiga inoltre per sbloccare l'amico Miles cercando di fargli dimenticare l'ex moglie (ormai risposata!) lanciandolo alla conquista di una sommelier che a Miles garba parecchio e vendendo a lei l'improbabile balla che Miles diventerà uno scrittore di successo. 

Alla fine dopo rocambolesche avventure Jack si fa un'asiatica amica della sommelier di Miles, e Miles dopo un'hit parade di figuracce riesce a farsi la sua sommelier. La fancuilla di Jack scopre che si deve sposare e lo pesta a sangue con un casco da moto rompendogli il naso, la fancuilla di Miles si incazza con tutti (per empatia con la sua amica?) anche col povero Miles che non c'entra nulla. Jack poi si lancia in un'altra (stavolta orrida) scappatella con una grassona.

Tutto ritorna alla consuetudine, Jack si sposa e come si suol dire "appende il cappello", Miles ritorna lo sfigatone di sempre, al matrimonio di jack rivede la sua ex-moglie che sta con uno sfigato più standard e inquadrato. La vita di Miles procede nel solito schifo finchè non viene chiamato dalla sue sommelier che, ripensandoci, forse, gli vuole dare un'altra chance.  O almeno questo è ciò che il film fa intendere.

Vuole essere esistenziale, ma non lascia niente e non dice nulla; vuol essere divertente ma se si ride a una scena è già tanto, vuol essere qualcosa ma non è nulla.

Vuoto come la bottiglia di un ubriaco.

postato da: henryz alle ore 18:59 | Permalink | commenti
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